Il cinema fantasy. Alla ricerca di una definizione di non-genere cinematografico o “per un cinema non-visivo”

Esiste un cinema, porzione di pellicole secolarizzate, che può chiamarsi fantasy? Risulta molto difficile definire il fantasy come “genere” all’interno del codice cinematografico. Quali sono gli elementi che definiscono un genere? Come spesso accade, partiamo da lontano. Il western è un luogo cinematografico che prende il proprio nome da un’ambientazione, il west (ovest) america appunto, e che si è sviluppato con tratti caratteristici molto definiti come appunto il contesto storico di fine secolo (‘800), la colonizzazione di territori selvaggi, l’uomo solo costretto a combattere per la sopravvivenza e la giustizia e allo stesso tempo domare una natura nemica e selvaggia. Altri sono gli elementi che fanno da contorno a questo nucleo, costretto fra un’epoca storica ben definita ed, una collocazione ambientale oltremodo rigida, ma non assumono la centralità degli altri riducendosi ad elementi grafici: il saloon, la pistola, la ferrovia, la miniera ecc.. Non per altro una parodia gradevole del genere, parodia che però non esce mai al di fuori del codice che cerca di stravolgere , “Scusi, dov’è il west?[The Frisco Kid, Usa 1979] di Robert Aldrich stupisce per la presenza, seppur molto parziale, del mare, elemento storicamente alieno nel contesto dato. L’elemento in se, anche se logicamente non inesatto (l’america è stretta fra due oceani e a forza di cavalcare verso l’orizzonte si arriverà prima o poi alla fine delle grandi praterie) stupisce per la sua inesattezza iconologica, per il suo essere al di fuori di un codice preciso, ben strutturato, acquisito. Molto spesso però alcuni elementi del western sono stati ripresi e trasposti in altri contesti, come già il western aveva rielaborato alcuni elementi da altre fonti, soprattutto letterarie. La definizione di “Western Metropolitano” è entrata nel linguaggio comune e si riferisce a quei film che traspongono in contemporanei scenari urbani situazioni tipiche del western. L’ assedio da parte di un gruppo di criminali ad una stazione di polizia in “Distretto 13-Le brigate della morte[Assault on Precint 13, Usa 1976] di John Carpenter può benissimo essere avvicinata agli assalti ai carri degli indiani visti in tanti film con John Wayne. Il nemico che resta in attesa nel buio, salvo concedersi rapide incursioni notturne, che si impone più come presenza che come minaccia fisica, ricorda molto chiaramente la figura aliena del “selvaggio” pellerossa. Anche nel recentissimo, e purtroppo poco riuscito Ghost from Mars, dello stesso Carpenter, il parallelo è ancora più evidente e ricercato. La scelta di ambientare l’azione in un villaggio minerario (luogo tipico del film western), il treno, il nemico che si dedica a riti tribali e a fantasiose decorazioni di guerra rimandano immediatamente ad un immaginario ben preciso, profondamente iscritto nel nostro “codice visivo”. Nessuno, nonostante queste vicinanze siano spesso evidenti e volute (si pensi, per fare un esempio ancora, al cinema di Walter Hill ed in particolare ad un film come “I Guerrieri della notte [The Warriors, Usa 1979]`) sarebbe concorde nel classificare queste pellicole come Western: l’ambientazione e il periodo storico costituiscono in questo caso gli elementi di maggiore caratterizzazione. Nel tentativo di definizione di un “cinema fantasy”, arrivare a quest’assunto comporterebbe difficoltà ben maggiori di quelle affrontate finora. Potremmo affermare che l’ambientazione nel cinema fantasy, a differenza di quanto si possa pensare, non costituisca l’elemento principale per definire il genere stesso. Parlando di fantasy, la mente dei più andrà immediatamente a luoghi fantastici ed incantati, draghi, epici duelli, maghi e palazzi da fiaba: se questa identificazione è esatta rimanendo in ambito letterario non è sufficiente ad identificare un dato film come appartenente al genere qui in esame. Prendiamo, come supporto alla nostra analisi, tre titoli di recente uscita “Spider-Man”, il primo episodio de “Il Signore degli Anelli” e “Guerre Stellari” . A chi venisse chiesto di indicare un film fantasy fra i titoli qui indicati, non esiterebbe ad indicare il signore degli Anelli. Potremmo affermare che la scelta sarebbe certamente un po’ affrettata Guerre stellari è universalmente riconosciuto come un film di fantascienza. Prima di iniziare qualsiasi premessa sui generi, è utile vedere come la lingua italiana non esprima tutte quelle sfumature necessarie a classificare un testo o una pellicola. Per un italiano di media cultura il termine “giallo” , per esempio, comprime in un’unica definizione molti altri generi autonomi che per un cittadino anglofono o francofono (ma in quest’ultimo caso, più che di lingua, si tratta di educazione culturale) sono di immediata riconoscibilità come il noir, la spy-story, il gangster-movie, la detective-story, il racconto HardBoiled ecc…e lo stesso accade con la fantascienza. Guerre Stellari racchiude all’interno della propria espressione cinematografica talmente tanti elementi che, ad uno sguardo più attento risulterebbe difficile catalogare questo film come “appartenente al genere fantascientifico”: alcune situazioni sono molto vicine al western (si pensi solo al ritorno di Luke alla casa bruciata degli zii), altre al cinema di guerra (la distruzione della morte nera) altre più propriamente al cinema fantastico di impostazione classica (si solo pensi alla corte di Yabba che sembra anticipare certe atmosfere del “Conan” di John Milius). L’aspetto tecnologico-scientifico rimane sicuramente in secondo piano (l’astronave Millennium Falcon è una carretta rugginosa costantemente bisognosa di riparazioni) e le battaglie vengono risolte non grazie alla superiorità numerica o tecnologica ma da duelli (altro elemento tipicamente western) in cui fattore determinate è “la forza”, una sorta di potere E.S.P. di provenienza Zen (si guardi a tal proposito i sai indossati dai cavalieri Jedi) ma che potrebbe benissimo accostarsi ad elementi magici o comunque esoterici, questa volta di chiara derivazione fantasy. Lo spirito ha una parte rilevante in questa saga, ed i morti, molto spesso, camminano ancora sulla terra. Si potrebbe affermare che Guerre Stellari è una saga luddista che impernia il suo impianto grafico sulla tecnologia, ma che al contempo la deride riservandole un ruolo secondario. Guerre Stellari è molto più vicino ad un’idea di cinema fantasy che a quella di cinema fantascientifico. Anzi, si può sostenere che Guerre Stellari abbia rappresentato il primo esempio di quella rinascita, se pur parziale, del cinema fantasy che acquisterà struttura e consapevolezza solo a partire dagli anni ’80 con titoli come Conan il barbaro, Willow di Ron Howard, Ladyhawke di Richard Donner. Non è un caso che ogni episodio della saga inizi con la formula favolistica : “Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana” che riporta non ad un futuro fantascientifico ma ad un lontano periodo perso fra le nebbie del tempo e dello spazio. Il problema che si pone è il come catalogare un film come spiderman dove gli elementi tecnologici sono stati si inseriti, ma senza nessuna reale giustificazione scientifica e sono essi stessi non elementi narrativi, ma svolte, punti di passaggio, giustificazioni. Non c’è un’intenzione scientifica nel mostrare la trasformazione di Peter Parker nell’UR, ma piuttosto, di nuovo, fantastica, immaginifica, meravigliosa, se vogliamo, ma sicuramente non fondata su un assunto tecnologico riconoscibile . Ed il fantasy è sicuramente un genere che deve molto ala dimensione del meraviglioso. Chi si appresta a realizzare un film fantasy molto spesso si deve scontrare con un immaginario predefinito molto forte. Confrontarsi con “Il signore degli anelli” non significa confrontarsi solo con le linee guida che il romanzo a volte suggerisce, altre volte costringe a seguire, o con un progetto grafico nascosto e frammentato fra le parole, ma vuol dire confrontarsi con l’idea che ogni singolo lettore (futuro spettatore cinematografico) si è fatto dei luoghi descritti nel testo, dell’atmosfera e fare i conti contemporaneamente con l’immaginario pregresso che secoli di storia dell’arte e dell’illustrazione grafica hanno contribuito a formare . Di tutti questi elementi, se si vuole che una pellicola dai costi di produzione sicuramente molto alti diventi un successo commerciale, si è costretti a fare una media, a standardizzare un immaginario visivo che potrebbe essere creativo e sconvolgente in una pappetta scialba buona solo a non confondere le idee e a non turbare il fanatico del testo ma che, allo stesso tempo, sia capace di attirare il neofito. Questo è “Il signore degli anelli” di Peter Jackson, una serie di cartoline illustrate, frigide ed immobili, un’opera dentro la quale il regista si dissolve senza lasciare traccia di se. Se il fantasy, come genere cinematografico complesso e ricco di sfumature, deve così risolversi in un omaggio servile ad un immaginario letterario precedentemente dato, è inutile continuare sperare in un suo risorgimento. Nella letteratura il discorso cambia. Le parole lasciano molto più spazio all’immaginazione e lo scrittore, pur realizzando il suo scopo comunicativo e creativo, lascia al lettore il compito di formarsi un’idea, che varierà a seconda delle specifiche culturali di ognuno. Non sempre al cinema accade questo. In “Conan il barbaro” pur tenendo conto di quello che già c’era, soprattutto delle illustrazioni di Frazetta, si è riusciti a creare un mondo autosufficiente, originale ed interessante, senza però tradire lo spunto di partenza. L’ambientazione, per questo motivo, per questo sedimentarsi dell’immaginario, non può essere, per forza di cose, l’elemento caratterizzante del genere fantasy: avremmo, in caso contrario, film con un background fantasy, non film fantasy. Eppure, film anche riusciti che sfruttano questo tipo di ambientazione sono molti: Ladyhawke di Richard Donner, Labyrinth di Jim Henson, Dragonheart di Rob Cohen, Excalibur di John Boorman, Willow di Ron Howard. Questo non va a contrastare con l’assunto precedentemente dato perché, se un background fantasy può caratterizzare un film fantasy, non costituisce però una condizione né sufficiente né necessaria. In caso contrario il film-manifesto “Legend” [Legend, Gb 1985] di Ridley Scott costituirebbe uno degli esempi più alti del genere, mentre rappresenta invece uno dei punti più bassi della carriera di Scott . Diventa però importante lo spirito che anima queste pellicole. Avvaliamoci ancora una volta di un esempio; come catalogare High Lander, pellicola totalmente priva elementi fantascientifici o tecnologici e quindi non classificabile come film di fantascienza . Qui l’ambientazione, anche se il film parte da un medioevo “scozzese” pur lontano dagli standard classici, è sicuramente relativa ai giorni nostri ma gli elementi che riportano al cinema fantasy sono talmente tanti che è impossibile non classificare questo film come appartenente al genere solo per l’ambientazione non convenzionale. Il cinema fantasy diventa troppo spesso solo illustrativo, per venire incontro ad una media delle immaginazioni, mentre sopravvive meglio attraverso gli ibridi, grazie ad azzeccatissime e gustose parodie (La Storia Fantastica” [The Pricess Bride, Usa 1987,] di Bob Reiner] Il fantasy, come già detto, è sicuramente il cinema dello stupore e del meraviglioso, un cinema in cui il lato avventuroso è senza ombra di dubbio preponderante, un cinema che si mette al sicuro dai rigidi dettami della scienza per rifondare una propria dottrina. Il fantasy, al di fuori di rigidi dettami grafici che poco gli appartengono, è un cinema che esprime nostalgia per un mondo perduto (Excalibur [Excalibur, Usa 1981] di John Boorman) pagano, a-scientifico, un mondo che molto spesso è un passo accanto al nostro, ed allo stesso tempo è un cinema che racconta la nostalgia di un modo di narrare scomparso. Per questo, ed altri motivi, potremmo dire che il cinema fantasy, distaccandosi così dal genere letterario dal quale prende il nome, sente la necessita di essere un cinema non visivamente catalogabile (senza prescindere dall’immagine e dalla possibilità di creare una “visione”): il cinema fantasy è la forma naturale del cinema dell’oltre, del non visto, del non comprensibile. Una sorta di rinascita surrealista, che dal surrealismo eredita solo la cripticità. Per tacere di Peter Jackson.

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