Un piccolo pezzo d’orto

Piccolo esperimento di qualche anno fa

Un piccolo pezzo d’orto

Un piccolo pezzo d’orto, stretto sopra dalla strada trafficata e sotto dal fiume quasi asciutto per la poca pioggia. Ai pochi passanti distratti non salta all’occhio, e bisogna sporgersi un po’ dal parapetto per vederlo bene. Su un lato, una capanna per gli attrezzi in mattoni addossata  ad un vecchio muro in rovina. Enormi piante di carciofi, le foglie ispide troppo grandi, a recingere forse un frutto irrachito per la lontananza dal sole.  Una gallina intorpidita e solitaria, con il piumaggio arruffato e mancante passeggia su e giù dentro un piccolo recinto assediato dai rovi, che in quelle profondità chissà cosa nascondono. Tutt’intorno il contorno banale di lamiere rugginose, un canneto che è una muraglia incerta che chiude un lato. Una gigantesca pianta di limoni che chissà da quanto tempo non da più frutti, su altri rami dei cachi rosso mattone lasciati a marcire e ormai preda degli uccelli. Sola, sotto il suo ammasso inselvatichito di foglie diafane s’isola per il suo candore vezzoso(indiscreto) una solitaria calla enfaticamente illuminata dal sole, a rubare lo spazio che avrebbe potuto essere di altre: un piccolo cespuglio d’idillio, del tipo radicinelcemento, o la bellezza salta fuori quando meno te lo aspetti. Se questo fosse stato il suo racconto lo specchio abbandonato al suolo, dal vetro bombato, di quelli che si mettono sulle curve strette o agli incroci a rischio, passerebbe le sue giornate a rifletterla, e lei a guardarsi nascere e sfiorire per le lentissime ore della propria vita. Invece l’oggetto rimanda l’immagine di un pezzo di prato, in niente dissimile da tanti altri lì intorno. Un diradarsi sinuoso dell’erba porta all’occhio le tracce di un discontinuo passare.

Questo pezzo di terra deve essere di qualcuno che viene qui nel tempo che il lavoro e la famiglia gli lasciano libero, forse solo la domenica, o la sera tardi, prima di rincasare quando le giornate estive, fattesi più lunghe, gli permettono di rubare delle ore alla notte. Una cicatrice su un ramo indica una potatura inesperta e inefficace a uno dei fusti, la terra smossa irregolarmente una sarchiatura irregolare e sgraziata tra un filare di pomodori, gli ortaggi ormai irrimediabilmente persi. La mano, di tanto in tanto, strappa l’erba tutt’intorno, tanto per  un po’ di spazio alla gramigna, ma il lavoro è talmente mal fatto che di quanto in quanto rispunta, come la lana su un maglione infeltrito. Eppure torna; a questo abbandono non rinuncia.

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